Poco tempo fa, dopo vent'anni dalla volta precedente, sono tornato in Spagna per un breve viaggio.
Avevo vivido il ricordo di un paese decisamente arretrato rispetto all'Italia, una versione latina di uno stato d'oltrecortina, senza la diffidenza dei primi tempi dal fallimento del Comunismo e senza, almeno per quelli appartenenti alla koinè austroungarica, quell'impressione di sopravvivenza sulle macerie di una passata gloria.
Un paese dignitoso, relativamente ordinato, con parecchi punti di affinità con le parti meno progredite del nostro sud, confusione, servizi approssimativi, treni e stazioni fatiscenti, città disordinate e pulite in modo approssimativo, con vasti e brutti quartieri popolari.
Il contrasto fra la passata e la presente immagine è stato stupefacente, la Spagna di oggi è un paese dinamico, organizzato e moderno: stazioni pulite ed ordinate, treni puntuali, vasti aeroporti, fiore all'occhiello e mirabile biglietto da visita del paese. I servizi e la burocrazia locale rapidi, efficienti e solerti, dovunque un'atmosfera di allegra e concorde operosità.
Ho incontrato anche senza tetto dormire sui marciapiedi e tossici in metropolitana, ma questi fenomeni di emarginazione sociale erano inseriti in una realtà tollerante ma non indifferente, evidentemente controllati ed oggetto di iniziative di assistenza e recupero serie, organizzate e non autoreferenziali.
Il confronto, al ritorno in Italia, è apparso ancor più stridente, aeroporti bui ed invecchiati, servizi approssimativi, decoro pubblico inesistente, disorganizzazione più o meno generalizzata, una popolazione attiva, apparentemente malmostosa, attenta quasi esclusivamente al proprio tornaconto ed incapace di identificarsi in un moto comune, di operare per il bene collettivo.
Avevo vivido il ricordo di un paese decisamente arretrato rispetto all'Italia, una versione latina di uno stato d'oltrecortina, senza la diffidenza dei primi tempi dal fallimento del Comunismo e senza, almeno per quelli appartenenti alla koinè austroungarica, quell'impressione di sopravvivenza sulle macerie di una passata gloria.
Un paese dignitoso, relativamente ordinato, con parecchi punti di affinità con le parti meno progredite del nostro sud, confusione, servizi approssimativi, treni e stazioni fatiscenti, città disordinate e pulite in modo approssimativo, con vasti e brutti quartieri popolari.
Il contrasto fra la passata e la presente immagine è stato stupefacente, la Spagna di oggi è un paese dinamico, organizzato e moderno: stazioni pulite ed ordinate, treni puntuali, vasti aeroporti, fiore all'occhiello e mirabile biglietto da visita del paese. I servizi e la burocrazia locale rapidi, efficienti e solerti, dovunque un'atmosfera di allegra e concorde operosità.
Ho incontrato anche senza tetto dormire sui marciapiedi e tossici in metropolitana, ma questi fenomeni di emarginazione sociale erano inseriti in una realtà tollerante ma non indifferente, evidentemente controllati ed oggetto di iniziative di assistenza e recupero serie, organizzate e non autoreferenziali.
Il confronto, al ritorno in Italia, è apparso ancor più stridente, aeroporti bui ed invecchiati, servizi approssimativi, decoro pubblico inesistente, disorganizzazione più o meno generalizzata, una popolazione attiva, apparentemente malmostosa, attenta quasi esclusivamente al proprio tornaconto ed incapace di identificarsi in un moto comune, di operare per il bene collettivo.
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